Vent’anni di informatica per il sociale:
dalle piattaforme digitali all’intelligenza artificiale.
Vent’anni di informatica per il sociale. Il percorso di Europe Consulting, dalle piattaforme digitali all’intelligenza artificiale.
Quando oggi si parla di trasformazione digitale nel sociale, può sembrare una sfida nata solo negli ultimi anni. Per Europe Consulting, invece, è un percorso iniziato molto tempo fa.
Agli inizi degli anni Duemila, lavorando quotidianamente nei servizi rivolti alle persone in condizione di fragilità, ci siamo resi conto che una parte importante del lavoro rischiava di andare perduta. Non perché mancassero professionalità o competenze, ma perché molte informazioni restavano affidate alla memoria degli operatori, a documenti cartacei o a strumenti non in grado di dialogare tra loro. Ogni giorno emergevano dettagli preziosi: informazioni raccolte durante un colloquio, osservazioni maturate nel tempo, piccoli cambiamenti che, sommati, raccontavano l’evoluzione di una persona.
Abbiamo capito che quei dati avevano un valore enorme. Per questo abbiamo iniziato a costruire i primi strumenti informatici pensati esclusivamente per il mondo del sociale.
I primi software
Il primo passo è stato il Diario Elettronico, sviluppato per l’Help Center di Roma, seguito dal primo software web dedicato alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel Comune di Roma, quello che sarebbe poi diventato il SUAM.
Erano strumenti ancora essenziali, ma introducevano un principio destinato a guidare tutto il nostro lavoro: utilizzare la tecnologia per migliorare la qualità della presa in carico.
Dalla gestione del singolo servizio alla rete
Con il passare degli anni è emersa una nuova esigenza. Le persone non entrano in contatto con un solo servizio, ma attraversano una rete composta da centri di ascolto, strutture di accoglienza, servizi sanitari, enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore. Perché allora non costruire uno strumento capace di accompagnare questi percorsi?
Da questa domanda è nato il progetto ANThology.
La piattaforma è stata progettata insieme agli operatori, alle amministrazioni pubbliche e agli stakeholder del settore, definendo standard condivisi, linguaggi comuni e modalità di lavoro collaborative.
Nel 2012 ANThology ha ricevuto il Social Innovation Award ed è stata progressivamente adottata da Roma Capitale, dalla rete degli Help Center ONDS e da numerosi servizi convenzionati.
Dal 2025 il sistema è evoluto nell’attuale SIMIS, la piattaforma utilizzata dal Comune di Roma per la gestione dei servizi dedicati alla grave marginalità.
Una nuova generazione di strumenti
L’esperienza maturata in questi anni ci ha portato a sviluppare una nuova piattaforma: ANThology NEXT.
L’obiettivo è offrire uno strumento più flessibile, capace di adattarsi non solo alle grandi amministrazioni pubbliche, ma anche alle organizzazioni del Terzo Settore, permettendo di configurare in autonomia servizi, workflow, moduli di raccolta dati e reportistica. Non pensiamo ad una soluzione sostitutiva rispetto ad ANThology; l’idea è piuttosto quella di fornire una soluzione alternativa più consona a contesti meno strutturati e più dinamici. L’idea resta la stessa: costruire strumenti che si adattino al lavoro sociale, e non il contrario.
Oltre il gestionale
Negli anni abbiamo esteso questa esperienza anche ad altri ambiti. Abbiamo realizzato portali web, CRM dedicati al Terzo Settore, sistemi di comunicazione e applicazioni pensate per migliorare l’accesso ai servizi.
Tra queste, Helpinet, sviluppata grazie al contributo di Fondazione TIM, permette alle persone senza dimora di individuare facilmente i servizi presenti sul territorio e di richiedere aiuto per sé o per altri.
Abbiamo, inoltre realizzato, per Gay Help Line, Speakly, un gestionale per le attività del loro numero verde integrato con un sistema di chat operatore/utente.
Anche in questo caso la tecnologia diventa uno strumento per facilitare l’incontro tra bisogni e risposte.
La nuova sfida: l’intelligenza artificiale
Oggi stiamo esplorando le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Lo facciamo con lo stesso approccio che ci accompagna da oltre vent’anni: partire dai bisogni concreti degli operatori e delle persone, valutare con attenzione implicazioni etiche e limiti della tecnologia, sperimentare soluzioni realmente utili.
Siamo convinti che l’intelligenza artificiale non sostituirà il lavoro sociale, ma potrà contribuire a renderlo più efficace, liberando tempo per ciò che resta davvero insostituibile: la relazione umana.
Un percorso ancora aperto
L’informatica per il sociale non è un prodotto né un progetto specifico. È un modo di interpretare l’innovazione.
Significa progettare tecnologia partendo dalle persone, valorizzare i dati senza perdere di vista le storie che raccontano e costruire strumenti che aiutino gli operatori a lavorare meglio, insieme.
È un percorso iniziato oltre vent’anni fa e che continua ancora oggi, con lo stesso obiettivo: mettere l’innovazione al servizio dell’inclusione sociale.
Lo sviluppo di una "solidarietà organizzata" è l'anello essenziale per assicurare al mondo un'autentica evoluzione: umana, morale e relazionale.